venerdì 13 novembre 2015

STRACCI DI PASTA E MINUTA DI POLLO


STRACCI DI PASTA E MINUTA DI POLLO



Avete fatto della pasta fresca e vi sono avanzati dei ritagli?

Conditeli così, vale anche per la pasta acquistata  :)
Ingredienti:
sedano carota e cipolla per il soffritto
olio
un pezzetto di salsiccia
fegati cuori e stomaco di pollo
mezzo bicchiere di Brandy

Preparate un soffritto fine fine con i primi   tre ingredienti e fate soffriggere
in un tegame abbastanza capiente. 
Aggiungete la salsiccia sbriciolata o schiacciata con la forchetta e lasciate rosolare. 
Nel frattempo tritate grossolanamente fegatini e i cuori di pollo, così come
gli stomaci ( il perdee per i lombardi) precedentemente scottati per pareggiare le cotture.
Aggiungete tutto nel tegame e lasciate cuocere fino a quando fegatini e cuore 
cambiano colore; versate un mezzo bicchiere di brandy e sfumate la vostra minuta, regolate di sale. Poi abbassate la fiamma e lasciate cuocere. Portate a bollore l'acqua per la pasta, cuocetela e scolatela un minuto prima  per completare la cottura direttamente nel tegame della minuta. Se troppo asciutta aggiungete un cucchiaio di acqua della cottura.
Elena Miano
13 Novembre 2015

mercoledì 11 novembre 2015

IL SECOLO NOVO DE LE MARCHESINE


IL SECOLO NOVO DE LE MARCHESINE
Il lato bello della Franciacorta è che non si finisce mai di assaggiare, confrontare ed apprezzare. Ad ogni cantina la terra dona caratteristiche uniche che la vite  riversa nei suoi grappoli, conferendo al vino che ne deriva una traccia  del tutto particolare e distintiva. Concentriamoci su un vigneto ben distinto: la Santissima di Gussago, in provincia di Brescia. Il colle detto la Santissima si chiama in realtà,  geograficamente parlando, Colle Barbisone o dei Barbisoni. Il nomignolo attribuito dagli abitanti deriva, da sempre, dalla presenza di un ex convento o insediamento domenicano risalente al XV° secolo. La Santissima ci interessa però per la grande varietà di essenze arboree e floreali che qui crescono spontaneamente, favorite da una esposizione al sole così come da una ricchezza di terreno. Proprio la ricchezza naturale di questa zona ha suggerito a Le Marchesine la produzione, assai limitata, del Secolo Novo. Abbiamo avuto la fortuna di fare una piccola verticale, anche se informale,  di questo vino: una trilogia che ha avuto sicuramente il suo perché. Cominciamo con un 2008, 100% Chardonnay Brut Millesimato, quattro anni sui lieviti e sempre il vigneto la Santissima  a far da protagonista. Subito avvolgente ma è la vivace acidità che sorprende, un vino elegante.
A seguire un 2007 Brut Nature Millesimato: sempre uno Chardonnay in purezza, mosti scelti con cura e un corpo più caratterizzato del precedente, grande equilibrio tra le componenti. La resa per ettaro qui è di 40qt, quindi grande selezione delle uve per creare un palato armonico.
L'ultimo che degustiamo è la Riserva 2008: 60 mesi sui lieviti, grande selezione per un vino dal risultato avvolgente e consistente, il bicchiere che ti fa desiderare il secondo e poi il terzo, e via così. Solo se non siete alla guida, mi raccomando.
Ultime ma non ultime note: abbiamo degustato i vini con le delizie in miniatura create dallo Chef dell'Armani Ristorante. Il Bamboo Bar non ha bisogno di presentazioni: dalle sue vetrate si domina Milano, il servizio è impeccabile come si conviene ad un locale di questo livello. Unica obiezione: le essenze diffuse nell'aria possono sovrastare i profumi di vini e cibi. 

Elena Miano
11 novembre 2015

giovedì 29 ottobre 2015

TERRE BASSE VALORI ANTICHI

Fiumi di parole e tanta comunicazione sul cibo e per il cibo hanno portato a concentrare l’attenzione di critica e pubblico sulla costruzione dei piatti, la qualità delle materie prime e l’indiscussa abilità di certi chef, capaci di far uscire dalle cucine architetture di sapori e colori impensabili fino a qualche anno fa.
Tuttavia, in tempo di Expo e del male e bene che se ne possa dire, è importante focalizzare l’attenzione su ciò che il cibo, nella storia recentissima di certe nostre realtà contadine lombarde, ha significato e continua a rappresentare; la famiglia contadina non andava certo in trattoria, tantomeno descriveva il cibo per il gusto di farlo e le ricette di casa erano il collante di un’intera comunità.
Nelle parole che seguono, non troverete quindi recensioni di ‘hostarie’ o finte botteghe, dove il vocabolo più abusato è ‘eccellenza’: nel microcosmo che ho avuto il piacere di visitare nei giorni passati c’è altro. Molto altro. Partiamo per Terre Basse, Associazione formata da Sette Comuni della provincia di Brescia, fatta da sindaci intelligenti e propositivi, al di là di bandiere e credo politico (www.comuniterrebasse.it).

Forse dovremmo cominciare a considerare una certa rinascita del cibo contadino; i piatti che ora giudichiamo poveri erano, in verità gli unici che le risorse della famiglia consentivano di poter usare per sfamare la piccola comunità.

Il pane prima di tutto, fatto rispettando i tempi di lievitazione e di lavorazione: il Pierino Barbieri a Corzano (www.barbieripanificio.it) lo fa come si deve, con un ceppo di circa cent’anni. Certo, con il lievito di birra il pane è più bello ma perde di sostanza. Nessun miglioratore se non la lecitina di soia, tanta voglia di lavorare e grande rispetto per qualità e salubrità. Venti tipi di pane sfornati ogni giorno e zero forzature di produzione come il panettone prodotto a settembre. Il grano pezzato per biscotti e grissini e scetticismo sul recupero dei grani antichi: si genererebbe un prodotto che costa moltissimo e non sempre le famiglie possono affrontare la spesa. La vendita di pane non conosce crisi al contrario delle braccia che servono per fare questo mestiere: pochissimi i giovani che vogliono seguire questo percorso per il quale la scuola professionale non prepara.
A  pranzo ci aspetta Vittoria dell’omonimo agriturismo (https://www.facebook.com/Agriturismo-Cascina-Vittoria-Corzano-Bs-221441564533291/), uno di quelli veri che non compra i sacconi di verdure surgelate e già grigliate: qui incontriamo i salumi che sono prodotti da capi allevati e macellati in casa nell’appezzamento che la famiglia possiede nel piacentino. Ottimi tutti gli affettati ma per noi c’è una prelibatezza: le rane e le bose fritte. Delle prime immaginiamo che sappiate già tutto, delle seconde vi raccontiamo: le bose sono piccoli pesci che vivono soprattutto nelle acque pulite delle risorgive – qui il territorio è ricchissimo di acqua – sono buonissimi, delicatissimi (la preparazione è certosina) e non hanno nulla a che vedere con i soliti pescetti di lago. Insomma, una meraviglia, cui hanno fatto compagnia tagliatelle al ragù di oca, polenta e dei dolcetti deliziosi. Andateci, davvero; ma per piacere lasciate a casa parole come location, comfort food, letti di…,spume e riduzioni: qui si fa da mangiare, bene, e non si apre se non si possono portare in tavola i prodotti della azienda agricola.  Roba per gente che ha voglia di scoprire seriamente le radici.
E, poiché non di solo cibo vive l’uomo ma nemmeno Ospiti A Tavola, il cibo per gli occhi e la mente non tarda ad arrivare:  la Pieve di Corticelle ( prima fondazione addirittura paleocristiana) ha, al suo interno,  una delle più belle, ingenuamente popolari  e affascinanti raccolte di affreschi della Madonna del Latte che abbia mai visto. Probabilmente erano ben più numerose, nel corso dei secoli parzialmente perse, ma sono ugualmente notevoli per quantità  e  alcune di esse hanno una dolcezza espressiva tale che solo il candore riconoscente e contadino poteva apportare all'intensità di queste  Madonne con  Bambino, probabilmente ex-voto.  Non potete perderla, davvero, qui i riferimenti http://www.amicidellapieve.org. E sempre perché queste  campagne nascondono davvero dei tesori fermatevi anche alla Madonna della Spiga di Quinzanello; qui trovate la informazioni  con le storie collegate http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=357: un ciclo di affreschi che, purtroppo, abbiamo potuto vedere solo in facciata.
Un salto per la merenda con il pane con i ciccioli della Forneria Gagliazzi, così tanto per una corretta integrazione della nostra dieta: superlativa la focaccia https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=794808970608963&id=771955696227624.

Pensavate di non  cenare? Sbagliato. Alla Croce di Malta di Azzano Mella ci aspetta il paradiso in terra: a parte i salumi e i bolliti da provare (fortunatamente qui non in porzioni omeopatiche) in religioso silenzio, è la ‘minestra sporca’ con rigaglie di pollo e fegatini che è un anticipo di Eden in terra; piatto contadino e di pochi ingredienti (gallina con fegatini e rigaglie, verdure, riso o pastina) ma potente,  una di quelle pietanze che quando sei fuori di te ti riconcilia col mondo, con l’acerrimo nemico e pure con l’avvocato divorzista dell’ex.. Sublime. Se non vi piacciono i fegatini è un vero peccato. Le carni, poi; una morbidezza quasi liquida che rilascia a ogni boccone umori colmi di  appagante sapore.
Da Cazzoletti a Mairano il mattino seguente, abbiamo colto le zucchine (a dire il vero abbiamo fatto la scorta di fiori di zucchina da portare in dote, come captatio benevolentie, alla trattoria fissata per il pranzo); qui si producono meloni, zucchine e radici che viaggiano per tutta l’Italia.
A Barbariga un piccolo e perfetto esempio di ‘tradizione recuperata’ che diviene impresa di successo e crea posti di lavoro: si parla di Donne imprenditrici. Letizia qualche anno fa recupera la ricetta del Casoncello di Barbariga, comincia a produrlo per la vendita  con qualche volonterosa lavorante e ora ha coinvolto nella sua attività marito, due figli e altre diciannove persone; qui si lavorano circa 2000 dozzine di Casoncelli al giorno ( a Natale si arriva a 8000 dozzine). Quando l’interpretazione coraggiosa della tradizione diventa occasione di occupazione: si comincia alle sei del mattino e si smette intorno alle due: le lavoranti sono solo ed esclusivamente donne che dopo l'orario di lavoro riescono ad occuparsi anche delle famiglie; così  si concilia l'occupazione, il reddito e l'intera comunità rinsalda le proprie radici.http://www.ilcasoncello.com
Le farine giuste per polenta da Coffinardi http://www.lagranderuota.it o da Alloisio ( a Barbariga): più artigianale di così non si può.

Contaminazione. Ri-scoperta ora? No, la nostra nazione è proficuamente contaminata in cucina dagli albori dell’umanità. Quindi che senso ha parlarne ora? La Cucina Italiana è il più appetitoso esempio di contaminazione esistente. Parliamo  di Bariloca: mi ha entusiasmato. Questa (con beneficio d’inventario) la storia: si tratta di un patto corposo e unico a base di gallina in umido, funghi chiodini e riso. Ha origini antiche legate all’estesa coltivazione del riso praticata fino a due secoli fa nella zona: alla metà del ‘700 i contadini attribuirono a essa l’elevata mortalità e distrussero gli argini dei campi. Nello stesso periodo gli zingari si spostavano di abitato in abitato, spesso arraffando ciò che riuscivano per mettere insieme il pranzo con la cena. Da qui gli ingredienti di questo gustosissimo piatto: riso, chiodini (che venivano raccolti nei boschetti) e gallina, possibilmente rubata. Rubata e cotta in umido, unita poi al risotto e ai chiodini, fatto sobbollire il tutto per qualche minuto e servito caldissimo. Da estasi, se siete meno fiscali potete usare i porcini, il risultato sarà ancor più nobile. La Bariloca la mangiate sempre a Barbariga alla trattoria Cavallino: Giacomo Gherardi detto Piero eredita la ricetta dalla suocera che, a sua volta, l'aveva avuta da una donna del paese. Recuperata e riproposta diventa un piatto stagionale, insieme ad altre  ricette come l'oca con la verza. Noi l'abbiamo accompagnata con le diverse birre Trami, molto interessanti. Il locale è una vera trattoria osteria senza l’acca davanti dove entrate e sono tutti uomini che hanno lo sguardo compiaciuto e benevolmente distaccato di chi queste meraviglie le mangia da sempre. La figlia Elisa è la giovane e promettente pasticciera. Qui i riferimenti http://www.comuniterrebasse.it/luoghi-del-gusto.html?id=103

A Dello invece non perdete la Pasticceria Dordoni, locale storico e gestito dalla famiglia: ogni componente ha un ruolo, da pasticcere a panificatore a esperto di tè; un salotto goloso e rilassante, la Torta Margherita è il loro cavallo di battaglia www.dordoni.it
Nel frattempo cercate di Palazzo Beluschi: se il proprietario è in casa vi racconterà volentieri la storia della magione incompiuta.
E, nel caso non vogliate assolutamente rinunciare a una cena elegante il Ristorante Gaudio (sempre a Barbariga) è il posto giusto.  Personale gentilissimo, tavoli distanziati per non  disturbarsi, servizio corretto.
Ovviamente meno autenticamente locale la cucina, comunque curata e  accurata  professionalmente  www.ristorantegaudio.it

Grazie  a Raffaella Brognoli, Riccardo Lagorio, Pietro Arrigoni.

Elena Miano 
29 Ottobre 2015

Altri indirizzi utili:

giovedì 8 ottobre 2015

CONCORSO INTERNAZIONALE ENOLOGICO VINITALY - LE PREMIAZIONI


Nella Sala Symposium del Terrazzo del Padiglione Vino – A taste of Italy consegna dei Premi speciali, delle  Gran Medaglie d’Oro e delle Medaglie d’Oro del 22° Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly, svoltosi dal 12 al 16 aprile scorsi. Nel 2016 la competizione più prestigiosa al mondo torna prima di
Vinitaly.
Verona, 6 ottobre 2015 – Il gotha dei produttori italiani e mondiali riuniti all’Expo, nel Padiglione del vino, per la consegna, domenica 11 ottobre, dei Premi Speciali, delle Gran Medaglie d’Oro e delle Medaglie d’OrO del 22° Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly. La competizione, la più importante e selettiva al mondo, si è svolta dal 12 al 16 aprile scorsi, proprio dopo il Salone Internazionale del Vino e dei Distillati di Verona, per offrire ai vincitori l’esclusiva vetrina dell’Expo.
Sul terrazzo del Padiglione Vino – A taste of Italy (www.vino2015.it), nella Sala Symposium, a partire dalle ore 11,30 presentazione dei risultati del concorso, con quasi 3.000 vini iscritti, dei quali 2.585 ammessi a giudizio, e la cifra record di 32 Paesi partecipanti, tra i quali per la prima volta Svezia, Giappone e Taiwan. A seguire la consegna dei premi speciali a iniziare dal Premio Speciale Banco Popolare, assegnato al vino italiano che in assoluto ha ottenuto il miglior punteggio tra i vini di tutte le categorie previste dal regolamento. Si prosegue con i Premi Speciali Denominazione di Origine, il Premio Speciale Nazione e il Premio Speciale Gran Vinitaly, andato quest’anno a un’azienda italiana.
Nel pomeriggio seconda sessione di premiazioni spumeggiante, con i vincitori di Gran Medaglia d’Oro e Medaglia d’Oro delle categorie Vini frizzanti e Vini spumanti, mentre la terza sessione prevede la consegna dei premi delle categorie Vini bianchi, Vini rosati, Vini rossi e Vini dolci e liquorosi.
L’anno prossimo la competizione internazionale tornerà a svolgersi, come da tradizione, prima di Vinitaly e i vincitori potranno promuovere i loro vini già in occasione della rassegna (10-13 aprile 2016 – www.vinitaly.com), che nel 2016 celebrerà i suoi primi 50 anni.
A seguire, elenco dei vincitori dei Premi Speciali, delle Gran Medaglie d’Oro e delle Medaglie d’Oro del 22° Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly.

L’elenco completo dei vincitori di medaglia e Gran Menzione su 
www.vinitaly.com/concorsoenologico

Elena Miano
8 Ottobre 2015




giovedì 1 ottobre 2015

CI PRENDIAMO UN CAFFE'?


Ho sempre avuto una passione per il caffè, lo ‘ rubavo’ a mia madre quando ero piccola, alle medie grande orgoglio per le prime tazzine tutte mie, da adolescente partivo per il collegio con la scorta dei barattoli ( cinque anni di liceo, tre caffettiere distrutte, ma si sa, era l’età), decilitri per lo studio in notturna all’università; eppure, ancora adesso, sono contrariata quando bevo un caffè cattivo al bar.
Quindi, quando l’efficiente ufficio stampa della Lucaffè mi ha proposto una visita all’azienda, ho accettato con gioia e molta curiosità. Eh sì, perché bere volentieri il caffè, non sempre significa conoscere le diverse qualità e i procedimenti di lavorazione; sono stata doppiamente fortunata perché qui è il buono che conta.
L’azienda di Gian Luca Venturelli ha sede a Carpenedolo in provincia di Brescia; nata come piccola realtà familiare nel 1996 ha fatto della qualità, ma soprattutto della salubrità di prodotto, il focus aziendale, impiegando ingenti risorse nella ricerca della migliore lavorazione possibile volta a preservare le caratteristiche positive del  caffè.
Prima di cominciare questa avventura Gian Luca ha viaggiato attraverso paesi e piantagioni, selezionando quelle produzioni che meglio aderivano al suo progetto imprenditoriale. Se le principali grandi famiglie del caffè sono genericamente divise in Arabica e Robusta, molte di più sono le varietà coltivate sul nostro pianeta, diverse per aroma, colore e dimensione dei chicchi: dalla pregiatissima Giamaica Blue Mountain a quella portoricana, brasiliana o etiope.
Il filo conduttore della lavorazione è la volontà di proporre un prodotto sano e che fa bene, un caffè da capire come afferma Gian Luca.
Quando i grandi sacchi di caffè arrivano in azienda (eccezion fatta per il Blue Mountain che viaggia in piccoli barili di legno – bellissimi) il primo esame cui viene sottoposto il prodotto è la cernita dei chicchi, severissima nonostante provenga da piantagioni selezionate. La torrefazione qui è condotta in modo da esaltare non solo la qualità del caffè ma anche le sue caratteristiche positive: il chicco non viene trattato in modo aggressivo ad alta temperatura ma compie più passaggi in modo da tostare gradualmente senza bruciare. In seguito altri controlli di selezione fanno arrivare alla macinatura solo i chicchi perfettamente tostati: la polvere viene poi dosata (con grammature generose) per essere sigillata in cialde. Qui vale la pena di porre  nuovamente   l’accento sulla grande attenzione che questa piccola azienda mette nel benessere di chi beve un caffè e non solo. Le cialde, infatti, sono di purissima cellulosa vergine, sbiancate con ossigeno, quindi perfettamente biodegradabili,  protette dall’azoto che mantiene inalterato il gusto.
Anche la produzione della miscela decaffeinata segue gli stessi principi di salubrità: molteplici passaggi in acqua per abbassare gradatamente il livello di caffeina, e un caffè buonissimo.
Ma la mia personale scoperta è stata il caffè verde: non una particolare qualità di caffè, semplicemente chicchi  non tostati ma  essiccati. Il caffè verde contiene preziosi elementi quali l’acido clarogenico, l’acido quinico, le vitamine minerali e i polifenoli. Soprattutto questi ultimi, i polifenoli, sono importanti nel nostro organismo in quanto, una volta assimilati,  interagiscono con la nostra biochimica attivando e regolando numerosi aspetti funzionali, che includono anche il sistema cardiovascolare.
Lucaffè produce cialde di caffè verde in percentuale quasi del 25% (il caffè non tostato risulta di per sé particolarmente astringente e non tutti sarebbero in grado di apprezzarlo - studi scientifici hanno dimostrato che dopo ogni consumo la pressione sistolica del sangue e l’elasticità arteriale si erano ridotte sensibilmente, senza alcun cambiamento nel consumo energetico).
E ultimo ma non ultimo, per gustare al meglio queste cialde si producono anche le macchine, dalla più piccina a quella da bar o ristorante; La Piccola, questo il nome dell’azienda, costruisce macchine da cialda con componenti solo ed esclusivamente italiane e con materiali di qualità, il serbatoio dell’acqua non è in plastica (in azienda non è presente in nessuna fase della produzione) bensì in vetro molto spesso, nella camera di  calore a pressione l’acqua viene in contatto con l’argento purificandosi e mantenendo inalterato il gusto.
Insomma, nulla viene trascurato per far sì che bere la nostra tazzina quotidiana sia un piacere anche buono.
I gusti sono tanti ma se volete sapere qual’è il vostro c’è una scatola che li contiene tutti, persino uno alla nocciola, nel caso che vogliate acquisire un vizio in più…

Elena Miano
1 Ottobre 2015

Info per la stampa: Dott. Riccardo Lagorio  taullspain@tin.it                                     Info per il pubblico:  www.lucaffe.com












mercoledì 2 settembre 2015

A Caorle tra natura, arte e cibo

Rallentare l'arrivo dell'autunno e prendere una piccola pausa? Caorle è la meta ideale. Coloratissima cittadina della laguna veneta, attiva già come porto romano, lega la sua storia alla Serenissima, di cui diventa importante centro di commercio. Un florido periodo che via via permette alla città di accrescere la propria ricchezza, anche artistica.
Attraversando il nucleo antico, le strette vie  dalle facciate  colorate vi accompagnano fino al Duomo, eretto nel 1038 su una precedente struttura: singolare il campanile, esterno e posto di fronte alla facciata della Chiesa, di pianta circolare con base in pietra d'Istria e sviluppo in mattoni. Interessante la loggia campanaria. Ai lati del portale del Duomo due bassorilievi bizantini raffiguranti Sant'Agatonico e San Teodoro; l'interno è ricco di dipinti e opere d'arte di epoche diverse tra le quali spicca la Pala d'Oro dell' altare maggiore. La tradizione racconta che fu  la regina Caterina Cornaro a donarla alla città dopo essere stata salvata in seguito ad una tempesta, proprio dai pescatori caorlotti. D'obbligo una visita al Santuario della Madonna dell'Angelo con il campanile che sorge direttamente sulla scogliera: la storia della cittadina è profondamente legata a questo luogo di culto e miracoli.
Caorle vive in equilibrio tra terra e mare: seguire le piste ciclabili che vi portano alla scoperta della laguna e dei casoni, le antiche abitazioni dei pescatori, sarà un ripercorrere le  tradizioni di pesca. Allontanandovi dal centro spingetevi fino alla parte più moderna della cittadina per una sosta al Ristorante Sporting by Liù, accomodatevi in una delle sale ( per i più romantici e riservati anche un accogliente saletta con dehors) e lasciatevi prendere per la gola dalla chef Ljubica Komlenic.
L'occasione per conoscerla è stata la cena di Tacco12&Bollicine, manifestazione curata da Lorenza Vitali e Luigi Cremona: Liù è approdata da poco in questo storico locale, coronando il sogno di avere un suo ristorante.  Preparatissima, con alle spalle una laurea in Tecnico degli Alimenti, attenta e determinata, Liù unisce la grande competenza sulle materie prime (selezionando i suoi fornitori e scegliendo personalmente la spesa) all'utilizzo della tecnica. Attraverso gli strumenti della sua cucina ogni alimento viene esaltato attraverso cotture e procedimenti che ne rispettano la struttura e ne conservano  i valori nutritivi. La sua carta è il risultato del continuo studio di questa vivace, simpatica (e bionda) chef: un divenire di piatti saldamente legati alla laguna proposti in maniera tecnicamente avanzata. I sapori esplodono in bocca, uno dopo l'altro; sembra di gustare tutto per la prima volta, alici e capesante, branzino e sedano, finocchio e melanzane. A sottolineare il carattere scintillante della cena   lo champagne Tribaut,  supporto perfetto  all'alternanza dei piatti per l'occasione preparati a quattro mani con Antonia Klugmann, altra grande in cucina: ingredienti "poveri" e, ancora una volta, profonda  conoscenza e instancabile passione, uova di trota, gnocchetti al cacao e ragù di agnello, le polpette. A dirlo così sembra riduttivo. Fate una cosa: guardatevi le foto e poi allargate il giro per andare a trovare entrambe.
P.S. Lo Sporting by Liù è aperto tutto l'anno, gli eventi sono benvenuti.

Elena Miano
2 Settembre 2015

link utili:
https://www.facebook.com/pages/Ristorante-Sporting-By-Liù/360970830780845 per Liù in attesa del sito
http://largineavenco.it per Antonia Klugmann
http://www.visitcaorle.com per visitare la città











venerdì 21 agosto 2015

CHEESE 2015. UN MONDO DI FORMAGGIO E NON SOLO...


Alle sorgenti del latte, ma anche alle nostre, per nutrire il pianeta a partire dalle nuove generazioni: Cheese 2015 - a Bra (Cn) dal 18 al 21 settembre, il programma è su www.slowfood.it - punta tutto su bambini e giovani, con un ventaglio di laboratori, corsi e giochi pensati dai nostri esperti di Slow Food Educazione sia per i più piccoli, accompagnati dai genitori o dai professori, sia per i più grandicelli.

Master of Food: Formaggi e birre in tutti i sensi

Partiamo proprio da questi ultimi con il Master of Food dedicato ai giovani tra i 18 e i 30 anni. Formaggi e birre in tutti i sensi è un appuntamento ispirato ai laboratori di educazione sensoriale in cui i partecipanti sono invitati a impiegare tutti i sensi per conoscere e riconoscere i formaggi, indovinando le loro caratteristiche essenziali come provenienza, stagionatura e affinamento, e individuando la migliore birra a cui abbinarli.
Per informazioni e prenotazioni: g.borra@slowfood.it


La Via Lattea: A passeggio con l’allevatore

Attività realizzata da Slow Food Educazione in collaborazione con Giovani Genitori e Circowow

Per bambini dai 3 ai 12 anni, abbiamo pensato a un appuntamento costruito su misura nella Via Lattea, ospitata nella struttura del Movicentro, accanto alla stazione ferroviaria e a due passi dal cuore della manifestazione.
Un divertente percorso per conoscere il ruolo di chi produce il formaggio e di questa filiera ha fatto una ragione (e uno stile) di vita: dalle etichette alla mungitura, dalla pastorizzazione alla transumanza; piccoli e grandi mettono alla prova le loro abilità motorie e le loro papille gustative. Il percorso si articola in tappe che riprendono la giornata dell’allevatore. Si inizia con un astronauta a cavallo della sua navicella spaziale, che prepara i partecipanti al viaggio nella Via Lattea. Tante le attività proposte, dalla mungitura spaziale su uno skate-navicella al gioco della Transumanza, che permette ai partecipanti di immedesimarsi nel ruolo del pastore che porta la mandria in alta montagna.
Dove: La Via Lattea: lo spazio dei bambini, presso Movicentro, Piazza Caduti per la Libertà 14, vicino alla stazione ferroviaria.
Durata: 1 ora circa

La Via Lattea per le famiglie con bambini dai 3 ai 12 anni
Quando: venerdì dalle 16.30 alle 20 (ultimo ingresso); sabato dalle 11 alle 21 (ultimo ingresso) e domenica dalle 11 alle 20 (ultimo ingresso).
Costo: 5€ per nucleo familiare di 3 persone (almeno 1 socio) + 2€ a persona aggiuntiva; 7€ per nucleo familiare di 3 persone (nessun socio) + 3€ a persona aggiuntiva.
Info e prenotazioni: prenotazioni.educazione@slowfood.it
Gli stessi sconti applicati ai soci Slow Food valgono anche per gli abbonati alla rivista Giovani Genitori e per i detentori di Abbonamento Musei Torino Piemonte

La Via Lattea per le scuole
Chi: classi delle scuole primarie e secondarie di primo grado
Quando: venerdì dalle 9:30 alle 15:30 (ultimo ingresso), lunedì dalle 9:30 alle 14:30 (ultimo ingresso)
Costo: 20€ a classe
Info e prenotazioni: www.slowfood.it


Le olimpiadi del formaggio
Attività realizzata in collaborazione con la Condotta Slow Food dell’Università di Scienze Gastronomiche

Caglio in lungo, munto sincronizzato e lancio del foraggio saranno solo alcune delle nuove discipline olimpioniche pensate in esclusiva per le classi di Cheese!
Obiettivo del percorso è sperimentare in prima persona la filiera di produzione casearia. Ogni tappa metterà alla prova i giovani studenti con sperimentazioni e divertenti prove fisiche con l’obiettivo finale di aggiudicarsi l’ambita medaglia.
Chi: scuole primarie e secondarie di primo grado
Quando: venerdì e lunedì alle 9:30, alle 11:30 e alle 12:30
Dove: stand UNISG, piazza XX settembre
Durata: 1 ora
Costo: 20€ a classe
Info e prenotazioni: www.slowfood.it


Speciale concorso Spunti e spuntini: alle origini del cibo
Le classi vincitrici del bando Spunti e spuntini: alle origini del cibo, nell’ambito delle attività del progetto Diderot finanziato dalla Fondazione CRT, sono ospiti del percorso nella giornata di venerdì 18 presso il Movicentro.


Cheese è un evento baby friendly
Tutti i giorni dell’evento è allestita un’area dedicata ai più piccoli, con una zona fasciatoio, un’area riservata alle mamme per l’allattamento e una zona morbida per permettere ai bambini di giocare senza rischi.

Elena Miano
21 Agosto 2015

giovedì 30 luglio 2015

SUL GARDA IL GUSTO VIEN “CIOTTOLANDO”

SUL GARDA IL GUSTO VIEN “CIOTTOLANDO” 
Il 26 e 27 settembre 2015 torna la “caccia al tesoro del gusto” che consentirà di creare un proprio personale menu per il weekend, scegliendo tra le proposte dei diversi locali della cittadina del Garda

I sapori del lago di Garda incontrano quelli delle cucine del mondo a Ciottolando con Gusto, la “caccia al tesoro gourmet” in programma sabato 26 e domenica 27 settembre a Malcesine (VR). Il tema dell’edizione 2015 di questo originale appuntamento sarà infatti Expo. Le tipicità locali incontreranno dunque quelli internazionali, grazie alla creatività dei ristoratori.

Gli intenditori già lo sanno: l’ultimo weekend di settembre, a Malcesine, l’appetito vien “Ciottolando”, ovvero passeggiando lungo le caratteristiche vie ciottolate di questo affascinante borgo medievale che si affaccia sul Garda. Mappa della cittadina alla mano, gli appassionati della buona tavola non avranno che l’imbarazzo della scelta nel costruire il proprio personale menu “on the road”, lasciandosi prendere per la gola dalle diverse pietanze proposte dai bar, dalle enoteche, dai ristoranti e dagli altri locali che aderiscono all’iniziativa.
Quello che attende i “ciottolatori” è un vero e proprio gioco del gusto: per due giorni ciascuno potrà optare per il primo piatto proposto da uno chef e per un secondo elaborato da un ristoratore che si trova in un altro angolo di Malcesine e così via fino al dessert e poi al caffè.  Un menu personale ed itinerante che ha una sola parola d’ordine: abbandonarsi ai piaceri del palato.

Novità dell’appuntamento 2015 sono due feste a tema, una il sabato e una la domenica, che permetteranno di concludere in modo originale la due giorni di Malcesine. Vini di qualità, distillati, olio, prodotti caseari e molto altro saranno protagonisti anche nel Giardino del Gusto, tappa speciale di Ciottolando con Gusto dedicata alle eccellenze del territorio.
Per garantire la qualità del servizio offerto Ciottolando con Gusto ha un numero limitato di ingressi e per questo si consiglia la prenotazione. 


Per informazioni, prenotazioni, ritiro e acquisto delle tessere rivolgersi al negozio OLIVIA (Michela) in via Navene, 19/A a Malcesine (Tel. +39 + 333 546 27 53 ).

Sito internet: http://www.ciottolando.com/  

Elena Miano
30 Luglio 2015

martedì 30 giugno 2015

PER 6 CANTINE SU 10 CRESCE IL FATTURATO DELL'EXPORT NEI PRIMI 4 MESI DEL 2015


Il 2015 è iniziato positivamente per il vino italiano. Lo dicono le aziende intervistate dall'Osservatorio wine2wine di Vinitaly tra maggio e giugno. Molto bene il mercato a stelle e strisce, contrastanti i pareri per Germania e Cina. Tra i canali di vendita, ancora preferiti gli importatori alla GDO.
Verona, 30 giugno 2015 – L’85% delle cantine italiane è soddisfatto dell’attuale andamento del mercato, grazie soprattutto all’ottima performance delle esportazioni nei primi 4 mesi dell’anno. È quanto emerge dal quarto Osservatorio wine2wine di Vinitaly, i cui risultati sono stati presentati oggi a Milano da Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, nel corso del suo intervento al “Forum Food e Made in Italy” del Sole 24 Ore.
«Capire come si muovono i mercati esteri è fondamentale per programmare al meglio la prossima edizione di Vinitaly – ha affermato Mantovani –. Quella in programma dal 10 al 13 aprile 2016 sarà la cinquantesima edizione del Salone del vino di Verona e stiamo lavorando per confermare la sua leadership tra le fiere internazionali di settore».
Delle oltre 400 cantine intervistate tra maggio e giugno, distribuite in modo uniforme su tutto il territorio nazionale (17,5% Nord-Ovest, 35,4% Nord-Est, 31,7% Centro, 15,4% Sud e Isole) e tutte già espositrici di Vinitaly o partecipanti alla prima edizione di wine2wine nel dicembre 2015, il 58,3% ha dichiarato una crescita del fatturato imputabile al commercio estero rispetto allo stesso periodo del 2014. Il 32% è stabile, mentre un calo viene registrato dal 9,7% di chi ha risposto, a cui si contrappongono incrementi superiori al 15% per il 21,4% delle cantine. Il trend è molto positivo soprattutto per le imprese del Nord-Est e dell’Italia meridionale, per quelle mediamente internazionalizzate (cioè presenti con i propri vini in 6-20 mercati) e per quelle con percentuali di export già superiori al 30%.
Questo sentiment viene in parte confermato dai dati Istat del primo trimestre 2015 (ultima rilevazione disponibile), che indicano un valore delle esportazioni italiane di vino in aumento del 3,85% per un totale di quasi 1,189 miliardi di euro, anche se con una contrazione dei volumi di circa il 2%.
Grazie all’indebolimento dell’euro sul dollaro e all’andamento generale dell’economia, gli Stati Uniti sono il mercato del momento: il 76,2% delle cantine intervistate ha infatti dichiarato che quello americano è tra i tre mercati (con Canada e Regno Unito) che in questo momento stanno crescendo maggiormente. Questa opinione è condivisa sia dalle aziende che vendono i propri vini in meno di 10 mercati, sia in quelle maggiormente internazionalizzate.
Più variegata l’opinione delle cantine nei confronti del mercato tedesco: 1 azienda su 3 (32,7% per la precisione) ha dichiarato un aumento delle vendite in Germania, ma più di un terzo (34,7%) sono state quelle che, al contrario, hanno registrato una contrazione. Tra le cantine che esportano i propri vini in più di 20 Paesi, solo la Russia ha avuto un andamento della domanda peggiore.
Anche la Cina mostra una situazione polarizzata, con aziende di piccole dimensioni che stanno aumentando le vendite (21,8% del totale) e imprese più strutturate che, nel 16% dei casi, indicano il Paese asiatico come un mercato in calo.
«Un'occasione per verificare direttamente la situazione in questi ultimi due mercati l'avremo già a partire da settembre – ha spiegato il direttore generale di Veronafiere – quando, dal 18 al 20, saremo a Shanghai con Vinitaly China al Wine & Dine Festival e dal 5 al 7 novembre a Hong Kong all'International Wine & Spirit Fair, mentre il 16 novembre saremo a Mosca per un nuova edizione di Vinitaly Russia».
Quanto ai canali di vendita, le cantine giudicano molto positivo (63,6% degli intervistati) il proprio rapporto con gli importatori, mentre divide il rapporto con la GDO estera (molto positivo per il 47,3% ma allo stesso tempo particolarmente negativo per il 27,3%).
In entrambi i casi c’è una correlazione diretta con la dimensione aziendale: le cantine con oltre 10 milioni di euro di fatturato e 1 milione di bottiglie prodotte sono soddisfatte degli importatori nell’85% dei casi, percentuale che scende fino al 41,2% per le cantine che producono fino a 150mila bottiglie. Andamento simile, ma con differenze meno marcate, per le vendite alla GDO estera.

I risultati completi dell'indagine sono disponibili al link http://www.wine2wine.net/osservatorio-iv-edizione/

Elena Miano
30 Giugno 2015

lunedì 15 giugno 2015

IL VINO NELL’ITALIA DEL NOVECENTO SECONDO LUIGI VERONELLI, MARIO SOLDATI E PAOLO MONELLI

Si è tenuto sabato il secondo convegno del Comitato Scientifico di Vino – A Taste of Italy


Il prossimo appuntamento il 27 giugno ore 11.30 sul tema “Uno sguardo sul futuro. La ricerca scientifica per una nuova viticoltura”

Verona, 15 giugno 2015 – Il vino raccontato, studiato e assaporato attraverso gli scritti di tre autori d’eccellenza, Luigi Veronelli, Mario Soldati e Paolo Monelli. Il secondo convegno del Comitato Scientifico di Vino – A Taste of Italy ha riproposto, sabato 13 giugno, l’evoluzione del vino interpretata in chiave storico letteraria, anno dopo anno, lungo tutto il Novecento, presentando tradizioni enogastronomiche, cibi e vini rimasti intatti durante la trasformazione dell’Italia da paese contadino a nuova realtà industriale.
Dopo il saluto di Raffaele Borriello, vicecapo di gabinetto del Mipaaf con delega all’Expo che ha sottolineato come “Il Padiglione dell’esperienza vitivinicola italiana è una sfida vinta”, Riccardo Cotarella, presidente del Comitato Scientifico ha introdotto il tema dell’incontro: “Il viaggio letterario è un auspicio: quello di veder nascere nuovi talenti in grado di raccontare il vino come lo sono stati, con le loro peculiarità e nei loro anni, Monelli, Soldati e Veronelli”.  
La tavola rotonda, moderata dal giornalista Gigi Brozzoni, attraverso le voci degli esperti, ha saputo narrare questo viaggio affascinante, con i commenti alle opere più significative di Veronelli, Soldati e Monelli. Un vero excursus che ha rappresentato le personalità degli autori, accomunate dall’essere preziosi custodi di alcune tradizioni considerate, ormai, intramontabili e che ha saputo descrivere i loro modi diversi e ineguagliabili di affrontare i temi legati alla nostra viticultura.
«Nella letteratura italiana del Novecento il vino ha avuto spesso un ruolo importante – ha introdotto così il tema della giornata Luca Clerici, professore di Letteratura all’Università di Milano –. Nell’ambito del reportage eno-gastronomico, invece, possiamo identificare ne Il Ghiottone errante di Paolo Monelli il principale capostipite del genere. Nello scritto si riscopre tutta l’autenticità di alcuni paesaggi e condizioni sociali. L’autore, giornalista buongustaio e gran bevitore, percorre un tour indimenticabile lungo lo Stivale in compagnia di Novello, pittore e vignettista astemio e morigerato. È curioso leggere le discussioni fra i due che animano un viaggio, divertente e raffinato, alla scoperta dei vini e dei cibi genuini, riportate con brio e con un’attenzione particolare alla lingua, degustata come un buon calice in pagine di notevole suggestione».
Al tavolo dei relatori anche Alberto Capatti, storico della cucina e co-curatore della mostra alla Triennale di Milano “Camminare la Terra” su Luigi Veronelli: «Il grande giornalista e scrittore milanese ci ha insegnato, in oltre un ventennio, a creare un connubio, difficile ma quasi perfetto, tra due grandi virtù del nostro Paese, il vino e la cucina, attraverso opere come Mangiare bene all’italiana e Il Vino giusto».
«Le iniziative di Veronelli, anarchico libertario, improntate al suo rigore e alla sua disobbedienza, hanno saputo anticipare la riflessione a venire su territori, pratiche in vigna e in cantina, rivendicando dignità sovrana per il vignaiolo e riconoscimento per il frutto del suo lavoro» ha poi continuato Giuseppe Lo Russo, giornalista e gastronomo.

«Mangiare bene e bere meglio, la riscoperta dei migliori prodotti della nostra tradizione da allora sono diventati un continuo impegno del gusto e dell’intelligenza, nel quale la cultura è intervenuta a tutto campo – ha commentato Andrea Gabbrielli, giornalista enogastronomico . Negli anni Cinquanta e Sessanta è giusto ricordare anche altri maestri e pionieri di uno stile che si sono cimentati con il vino e la gastronomia contribuendo, in modo non banale, alla conoscenza e alla valorizzazioni di questi temi, come Piero Accolti, Felice Cùnsolo, Livio Jannattoni, Rossano Zezzos, Luigi Volpicelli e Renato Ratti».
«Se oggi fossero qui, cosa berrebbero? – è il quesito giunto dal giornalista Andrea Del Cero, che ha riportato l’attenzione su Veronelli, Soldati e Monelli . Ogni singola risposta avrebbe un sapore diverso perché ognuno di questi autori hanno approcciato questi temi non solo con vari stili, ma anche per motivi differenti. Mario Soldati, per esempio, sublime testimone del passato, che ha saputo condurci tra le sponde del Po negli anni Cinquanta, alla scoperta degli usi e costumi e delle tradizioni di un mondo forse destinato a scomparire, probabilmente percorrerebbe a grandi passi quella stessa direzione commentando ad alta voce quel che vede e poi chiederebbe un calice di vino rosso di grande stoffa e ci ricamerebbe sopra una bella storia di cui lui stesso, a guardar bene, sarebbe in qualche modo protagonista».
Da Veronelli a Soldati fino a Monelli, in una ricerca curiosa e approfondita di tutte le preziose testimonianze che ci hanno lasciato questi autori, veri testimoni della storia della viticultura italiana e della nostra società. Ma oggi, come è cambiato il modo di raccontare il vino? Ha chiuso il convegno Andrea Gori, sommelier informatico: «In Italia il wine blogging va di pari passo con l’affermarsi dei vini cosiddetti naturali o assimilabili che vendono e divengono famosi, spesso grazie al passaparola tra addetti ai lavori e appassionati, innescato proprio dalle ‘scoperte’ dei blogger. La grammatica futura della comunicazione del vino sarà scritta dal web stesso e dalle dinamiche che animeranno l’infosfera del vino.  E prima che la qualità, nel comunicare e far conoscere un vino, conterà il modo con cui il consumatore cercherà informazioni sul vino stesso, un fenomeno che possiamo monitorare costantemente, ma che non abbiamo idea di come potrebbe evolvere».


I Sei Viaggi di Expo continueranno sabato 27 giugno con il terzo appuntamento dal titolo: “Uno sguardo sul futuro. La ricerca scientifica per una nuova viticoltura”.

Elena Miano
15 Giugno 2015